COMUNITÀ


3 Nisan 5777 - ג ניסן התשעז

La Sinagoga

Collocare le sinagoghe medievali e primo moderne nell’area cittadina pisana vuol dire anzitutto analizzare i luoghi di residenza del nucleo ebraico e dei suoi principali esponenti. Per un insediamento, come quello pisano, che si ipotizza risalga a prima dell’anno Mille della nostra era, l’individuazione degli spazi urbani in cui andarono a collocarsi gli ebrei che si succedettero in città, non è però affatto agevole.

Ignoriamo, ad esempio, dove abitasse la ventina di ebrei che nel suo resoconto di viaggio Beniamino da Tudela racconta di aver incontrato interno al 1160 a Pisa. Si sa invece che verso la metà del ‘200 gli ebrei pisani vivevano nel cosiddetto classus iudeorum, posto a nord dell’Arno, non lontano dall’attuale Piazza dei Cavalieri, tra le presenti vie San Frediano e Pasquale Paoli, dove è probabile che fosse ospitata anche la sinagoga, quasi certamente collocata, come norma nelle regioni del’ Italia centro-settentrionali in età medievale, all’interno di una casa privata.

Ed ancora nell’abitazione di un dei personaggi più in vista del nucleo ebraico pisano doveva trovarsi la sinagoga nei primi decenni del’300, quando gli ebrei si trasferirono, passato l’Arno, in uno o più edifici nella cappella di San Lorenzo in Chinseca, grosso modo tra le odierne Via San Martino e Piazza Chiara Gambacorti. L’unica tra le sinagoghe medievali di Pisa che possiamo localizzare con sicurezza è quella che venne posta all’inizio del ‘400 nel grande edificio, sito nell’odierna Via Domenico Cavalca al n: 36, in cui abitava la famiglia di banchieri ebrei da Pisa. Seppur con qualche interruzione, la sinagoga doveva trovarsi in quella sede ancora nel 1570, quando gli ebrei che vivevano nel Granducato di Toscana furono concentrati nei ghetti di Firenze e di Siena. Il provvedimento non comportò tuttavia il totale allontanamento dalle popolazione ebraica da Pisa: nella città tirrenica continuò infatti a dimorare, seppur privo di strutture comunitarie, un piccolo insediamento, composto da italiani e da un numero crescente di levantini. Questa seconda componente divenne fortemente maggioritaria nell’ultimo scorcio del XVI secolo, a seguito della concessione, fra il 1591 e il 1593, da parte del Granduca Ferdinando I di particolari privilegi, le Lettere Patenti meglio conosciute come Livornine, ai mercanti ebrei che volessero trasferirsi a Pisa e, appunto, a Livorno. Fin dal 1591 l’Universitas ebreorum pisana poté riaprire, sulla base delle nuove disposizioni, un luogo di culto pubblico, che trovò in un primo tempo collocazione nel palazzo da Scorno, sull’ordierno Lungarno Galilei, per essere poi solennemente trasferito, nel settembre del 1595, in un ampio stabile preso in affitto dalla famiglia Serravallini, posto al n.24 dell’attuale Via Palestro, dove ancora oggi ha sede la sinagoga di Pisa.

L’edificio, acquistato nel 1647 e sottoposto ad un primo rifacimento nel 1785, è stato completamente ristrutturato negli anni sessanta del XIX secolo su progetto dell’architetto piemontese Marco Treves. Benché l’iniziativa dei lavori si sia inserita nel periodo dell’emancipazione degli ebrei, la sinagoga pisana ha estremamente mantenuto le convenzionale prerogative ebraiche di modestia e sobrietà, non andando a differenziarsi in modo evidente dal contesto urbano. Anche all’interno è stata del resto rispettata la tradizionale ubicazione della sala del culto al piano superiore, al quale si accede da una grande ed elegante scala, che ha sostituito quella seicentesca a tre rampe.

Nell’organizzazione della sala si è invece tenuto conto del nuovo modo di partecipazione religiosa, che esalta la figura dell’officiante. Per questo motivo all’Aròn, l’arca contenente i rotoli della Torah, è stata avvicinata la Tevà o Bimà, il podio per la lettura e la recita delle preghiere pubbliche, creando un’unica grande composizione, situata nella zona est della sala rettangolare, il cui ingresso, sul lato corto, è accentuato da due file di colonne che reggono il matroneo. Le panche, in legno di noce intagliato, sono sistemate in parallelo ed orientate verso l’Aròn; solo una fila di sedili corre lungo le pareti, cui è attaccata. Lo spazio della sala è coperto da una volta a padiglione, in forma grande vela gonfiata, decorata, secondo la legge ebraica che vieta le rappresentazioni figurative, con motivi geometrici.

COMUNITA EBRAICA DI PISA
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