COMUNITÀ


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MILLECENTOCINQUANTANNI

Lettera della Presidenza della Repubblica

QUI PISA – UN LIBRO PER RACCONTARSI E DIALOGARE

di Adam Smulevich (“L’Unione informa” del 24/05/2010)

Il Museo Nazionale di Palazzo Reale [di Pisa], splendido edificio che si affaccia sui Lungarni densi di vita (almeno nei giorni di mercato) della città della Torre pendente, diventa nel primo weekend di caldo estivo il luogo del rilancio mediatico di una comunità piccola nei numeri ma grande nella storia. Gli ebrei di Pisa, la cui presenza dalle parti di piazza dei Miracoli prosegue senza interruzioni da circa 1150 anni (anche questo è in fondo un miracolo), decidono di comunicare e dialogare con la società esterna attraverso uno strumento informativo e divulgativo ulteriore: un volume ricco di contenuti e dalla veste grafica accattivante. “Millecentocinquanta anni – Un nuovo ritratto di famiglia: ebrei ed Ebraismo nelle provincie di Pisa e Lucca (859-2009)” va approcciato, spiegano i due autori Paolo Orsucci e Chiara Giannotti, “come un testo autobiografico”. Nelle quasi 300 pagine di cui il libro si compone la Comunità ebraica pisana decide di aprire le porte del suo fornito archivio storico e di raccontare le vicende che l’hanno finora interessata, partendo dal lontanissimo 859 con l’arrivo a San Miniato del proprietario di beni immobili Donato (i documenti dell’epoca lo definiscono “ex genere ebreorum”) per arrivare alle difficoltà del presente, con crisi demografica e problemi strutturali che rappresentano le due principali sfide da vincere per un futuro meno incerto.

Si legge tutto di un fiato”, spiega Gabriela Todros in rappresentanza della Soprintendenza Archivistica per la Toscana. Merito degli autori, “molto bravi a trattare un argomento serio con leggerezza e coinvolgimento emotivo”.

Stile narrativo incalzante, immagini d’archivio, stralci di giornale, approfondimenti su aspetti e curiosità ai più sconosciuti e massime tratte dal Pirkè Avot: il libro è un complesso e riuscito mosaico di molteplici elementi. “Ed è anche il frutto di un lavoro in parte collettivo”, ricordano Orsucci e Giannotti. Molti gli ebrei pisani (e non) che hanno dato il proprio contributo nella stesura del testo, finanziato dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane e patrocinato sia dal Comune che dalla Provincia di Pisa. Sfogliandone le pagine si scoprono aneddoti che rivelano il peso notevole avuto da questa minoranza nelle dinamiche politiche e culturali di quella che è stata una delle più importanti potenze marinare al mondo. Gli autori riescono inoltre a ribaltare la prospettiva che vede, in molti lettori, il popolo ebraico solo come vittima di persecuzioni e non come soggetto attivo nella società di cui è parte. Invece, per la più antica Comunità della Diaspora (in Italia da oltre 2000 anni) c’è tanto da dire e da raccontare: il libro di Orsucci e Giannotti e tante altre iniziative intraprese negli ultimi tempi lo dimostrano.

Non è pertanto un caso che tra i vari ospiti di questo intenso pomeriggio di studi organizzato grazie alla collaborazione di alcuni enti pubblici e del DEC (Dipartimento Educazione e Cultura) UCEI e in cui sono stati affrontati temi che spaziavano dalla bioetica (con l’intervento tra gli altri di Cesare Efrati, medico dell’Ospedale Israelitico di Roma e maskil del Collegio Rabbinico Italiano)  alla comunicazione, sia stato invitato a parlare anche Guido Vitale, direttore del Portale dell’Ebraismo Italiano e del mensile “Pagine Ebraiche”. Due iniziative editoriali (recentemente affiancate dal giornale dei giovani “HaTikwa” e a breve anche da David, pubblicazione dedicata ai più piccoli in rotativa a fine estate) che sono la riprova ulteriore della ricchezza di voci e contenuti che la collettività ebraica è in grado di proporre ad un pubblico vasto, curioso e attento agli stimoli.

Ebrei a Pisa – 1150 anni di storia

di Raffaele Zortea (“Pisainforma” del 24/05/2010)

Una fotografia della comunità ebraica con la doppia intervista a Carla Wachsberger e Carlotta Ferrara Degli Uberti È appena stato pubblicato da Pacini il libro “1150 anni” di Paolo Orsucci e Chiara Giannotti. Uno studio che ci racconta della storia dell’ebraismo nella nostra città e del contributo alla vita pisana.

Ebrei a Pisa, la situazione

Gli ebrei a Pisa sono 250-300, di cui iscritti alla comunità sono circa 100. Sembrano piccoli numeri, ma sono in linea con quelli italiani: su 60 milioni di abitanti, sono 30.000 gli ebrei nella penisola. In città sono una presenza storica: il primo documento scritto che ne attesta l’esistenza risale al 859 d.C.

La storia

Quella di Pisa è una comunità che ha potuto svilupparsi quando la città era un’importante Repubblica Marinara, fungendo da ponte tra Occidente e Medio Oriente. Una presenza che è cresciuta con i secoli e che è stata caratterizzata da una grossa immigrazione sefardita da Spagna e Portogallo, durante l’inquisizione seicentesca. A fine ‘800 la comunità contava 700 iscritti, tra cui molti personaggi attivi nella vita civile e politica.

Addirittura Pisa annovera un Sindaco ebreo: Alessandro D’Ancona, primo cittadino dal 1906 al 1907 e Senatore del Regno. Inoltre dal 1898 al 1920 il rettore dell’Università, David Supino, era ebreo.Recentemente ricordiamo i fratelli Pontecorvo. Bruno, fisico di fama mondiale e Gillo, regista ed attore, cui è stata da pochi giorni intitolata una terrazza a Marina di Pisa. E due noti artisti: il musicista Piero Nissim e il pittore Daniel Schinasi, fondatore del Neofuturismo.

L’intervista

Per capire cos’è la comunità oggi, PisaInforma ha fatto una doppia intervista a Carla Wachsberger, vicepresidente della comunità ebraica di Pisa, e a Carlotta Ferrara degli Uberti, ricercatrice in storia contemporanea, che della comunità è un giovane membro.

Carla Wachsberger è nata a Milano e si è trasferita a Pisa 12 anni fa per motivi di lavoro, dopo essere vissuta anche a Venezia. Signora C.W. , dalla sua esperienza, ci può far capire qual è la particolarità della comunità pisana?

C.W. Parlo soprattutto rispetto a Milano, città dove sono nata. Sebbene la comunità meneghina comprenda 7000 persone, la maggior parte di queste sono arrivate in periodi recenti. A Pisa invece la comunità è più piccola, ma molto radicata nella storia della città e anche molto vivace, rispetto ai numeri. Pisa è poi una città che nella storia ha sempre dimostrato, come anche tutta la Toscana, un’apertura maggiore nei confronti degli ebrei. Non per niente nel  ‘600 ebrei spagnoli e portoghesi si trasferirono qui. Ed oggi è il rapporto con le istituzioni, soprattutto, ad essere aperto e proficuo. Anche se ogni tanto si verifica, purtroppo, qualche episodio di antisemitismo, soprattutto legato a certi estremismi di sinistra.

Per esempio?

C.W. A gennaio del 2009, in seguito ad eventi nel Medio Oriente, la sinagoga di via Palestro è stata imbrattata di una vernice rossa. Un episodio molto doloroso, ma non lo giudicherei “razzismo”, perché legato ad eventi politici. Una goccia nel mare, comunque, in una città che ha sempre dimostrato la sua apertura ed è sempre stata terreno di incontro proficuo tra culture.

Carlotta Ferrara degli Uberti studia storia contemporanea dell’ebraismo nell’Italia liberale, materia per cui fino a qualche mese fa ha avuto un assegno di ricerca.

Anche tu non sei di origine pisana, ma sei nata a Roma. Pisa è una città particolare perché sono pochi i cosiddetti pisani doc, molti abitanti sono ex-studenti che hanno deciso di fermarsi qui a lavorare. Ci sono anche molti studenti ebrei che seguono questo “iter” e che movimentano la vita della comunità?

C.F.d.U. Sì, devo dire che una delle prime cose che uno studente fa quando arriva a Pisa è cercare la comunità. Ci sono alcuni studenti che arrivano a Pisa anche da Israele, soprattutto per studiare nelle facoltà di Medicina e di Veterinaria.

Come va la comunità oggi, e quali sono i problemi da affrontare?

C.F.d.U. La comunità oggi è perfettamente integrata con la città, anche dal punto di vista lavorativo rispecchiamo quelle che sono le tendenze della società. Per esempio come molti della mia generazione, io sono ricercatrice precaria. Altri lavorano nell’università, poi nell’ospedale e alcuni sono commercianti.

C.F.d.U. Per quanto riguarda la comunità intesa come momento di ritrovo religioso, come succede anche per le altre religioni, il problema è che sono molti i giovani che tendono a staccarsi. Anche se poi nelle grandi feste ebraiche ci ritroviamo sempre tutti. Una cosa che manca è la possibilità per i bambini di origini ebraiche di interessarsi e avvicinarsi alla religione in una maniera più ludica e leggera.

Torniamo da Carla Wachsberger. La comunità ebraica non è chiusa e cerca sempre il confronto e far capire che rappresenta una parte della storia della città di Pisa. Quali sono gli eventi che organizzate per far conoscere le vostre attività?

C.W. Innanzitutto il Giorno della Memoria. Istituito con legge nazionale il 27 gennaio, data in cui nel 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz. È una giornata per non dimenticare. Poi la Giornata Europea della cultura ebraica: la prima domenica di settembre la comunità si apre per far scoprire e riscoprire il mondo dell’ebraismo. Inoltre qui a Pisa accogliamo spesso le scolaresche che vogliono conoscere meglio le nostre attività. Infine l’evento più particolare per Pisa: il Festival Nessiah. Un viaggio musicale e artistico nell’immaginario culturale ebraico. Tra fine novembre e dicembre di ogni anno.

L’ultima domanda a Carlotta Ferrara degli Uberti, che rappresenta il futuro della comunità. Quali sono i suoi progetti legati all’ebraismo a Pisa?

C.F.d.U. Mi capita spesso di andare nelle scuole a parlare di Shoah per il Giorno della Memoria. Mi piacerebbe invece insegnare che la comunità ebraica non è solo Shoah, ma l’ebraismo è vita. Sono gli stessi ragazzi che mi chiedono “cosa sono venuti a fare gli ebrei in Italia?”. Ma la presenza ebraica è qualcosa di strettamente legato e indissolubile dalla storia italiana. Le comunità ebraiche partecipano attivamente alla vita della penisola da secoli.

COMUNITA EBRAICA DI PISA
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